Continua l’analisi del lato più
“mysterioso” di Tex, iniziata QUI
1.Tex Gigante 1-100
Nel West tutto può succedere!
Creato nel 1948 dalla fertile
mente di G.L. Bonelli e dal fatato pennello di Aurelio Galleppini, il nostro
ranger è da 50’anni l’emblema del West, ma anche del Weird Weird West! Infatti
il West di G.L. Bonelli è fin dall’inizio una regione aperta, un mondo da
esplorare, una porta per ogni tipo d’avventura, anche la più mysteriosa.
In fondo Tex non inizia le sue
avventure proprio alla ricerca di un tesoro perduto legato a un “Totem
Misterioso”?
Solo per fare alcuni esempi del
periodo “eroico” di Tex (i primi 30 numeri), ricordiamo la terribile Satania [2],
addestratrice di un orang-outan che usa per i suoi assassinî [3], la Montagna
Misteriosa che nasconde una civiltà nascosta isolata dal mondo [4] o il segreto
della Tigre di Pietra edificata dagli Yopi (o Tlappanechi) [5], i più antichi
abitatori del Sud degli USA.
Il mystero è dietro la svolta di
un canyon, dove Tex rischia spesso di trovarsi al palo della tortura di strane
e sconosciute tribù, e soprattutto rischia di incontrare le diverse forme del
soprannaturale.
E il nemico per eccellenza di
Tex, il villain più atteso dai devoti dei pards e forse meno sfruttato della fumettografia mondiale [6] è
infatti proprio Mefisto, un demoniaco stregone!
Nato come un semplice
illusionista, una spia al servizio del Messico, Mefisto torna dopo anni (di
galera) trasformato nel corpo e nello spirito, dedito alle arti del male,
servitore degli Inferi che a loro volta si pongono al servizio della sua
vendetta. Mefisto rappresenta il male, la vendetta pura, ma anche l’illusione
al servizio del male. Bonelli padre ci suggerisce che il male può solo
ingannare ma non creare davvero, e che un po’ di concreto “buon piombo caldo”
stenderà di certo l’acerrimo nemico… se solo il diabolico vecchio arrivasse
almeno una volta a portata di tiro! [7]
Nella sua lotta contro Tex ed i
suoi pards Mefisto si allea con una serie impressionante di personaggi
tratti da altri argomenti mysteriosi: tribù indiane perdute (i Hualapai) [8], la
magia tibetana [9] ed infine con il voodoo [10]… ma sarà sempre sconfitto.
Alla fine (ma ci può essere una
vera fine per il Male?) il nostro cattivo verrà sbranato dai topi in un
sotterraneo in una scena horror che precorre Dylan Dog. Ma questa “fine” è,
come sempre accade in quel discendente del feuilleton
che è il fumetto popolare, un nuovo inizio: se Mefisto esce di scena, non lo
farà prima di aver affidato la “rossa fiaccola della vendetta” a suo figlio
Yama, ahilui!, inetto e ben presto chiaramente “indegno del potere del Grande
Mefisto”.
Tra gli altri personaggi
mysteriosi veramente notevoli dei primi 100 numeri non possiamo non citare (in
soggettivissimo ordine di importanza e di mysteriosità) Zhenda, la strega dei
Monti Navajos[11] o
il folle Dottor Vindex[12], creatore di mostri giganteschi.
Ma soprattutto all’epoca della prima lettura mi colpirono i Figli della Notte [13],
orribili mummie malvagie non vive e non morte, forse di origine azteca, che si
risvegliano e cercano di ricostruire il loro empio regno grazie ai loro poteri
occulti.
E quale impresa è stata più
mysteriosa di quella sorta di “Viaggio al centro della Terra” [14], dove Tex
affronta prima una bellissima strega senza tempo (Mah-sai [15]) e poi si
inoltra in terre dove dominano i dinosauri (o loro recenti discendenti)?
E non è una sorta di “capsula del
tempo”, di isola arretrata, la Città d’Oro dove Tex e Tiger affrontano i
discendenti dei conquistadores[16]?
Possiamo dimenticare l’esperienza
del primo incontro con il singolare El Morisco, un egiziano dotto di conoscenze
arcane… e anche qualcosa di più, come si scoprirà vent’anni dopo [17]? Questo
incontro porterà Tex alla scoperta dell’ennesima valle nascosta dove i
discendenti degli aztechi sognano la rinascita del loro potere grazie a funghi
allucinogeni che danno visioni del futuro [18].
Se il suo compagno editoriale
Zagor vive in continuo bilico tra il realismo e la fantasia più sfrenata, Tex
spesso non è da meno: infatti anche lui incontra anche gli alieni! In una strana
storia dal finale aperto [19], troviamo una mysteriosa creatura dalla pelle
squamata che sfrutta dei pellerossa per ricavare uno strano materiale forse
cancerogeno (radioattivo?): col volto mai inquadrato completamente da
Galleppini, la creatura usa macchinari di individuazione e armi avveniristiche
per poi scomparire in un bagliore di luce; nasce il sospetto che la creatura
NON SIA di questa Terra…
![]() |
Steve Dickart, alias Mefisto! |
Il gusto per questo fantastico “dietro
l’angolo” o al di là di qualche sterminata prateria deriva dalla formazione
fumettistica di Gian Luigi Bonelli: la scuola classica di Flash Gordon (o
Gordon Flasce, come voleva l’ortografia del regime) o di Phantom o di Mandrake,
gli epigoni in tavole e vignette dei grandi eroi delle Dime Novels come Tarzan, John Carter di Marte (che, ohibò, inizia
le sue avventure proprio nel West) o Allan Quatermain. Eroi per i quali l’avventura
deve essere in terre inesplorate di un mondo che si fa sempre più stretto e
noto... e quindi il passaggio verso “altrove” paradossalmente ancora di più
irrompe con una naturalità che gli avventurieri del giorno d’oggi, immersi in
uno pseudo-razionalismo che deve giustificare ogni passaggio, non conoscono.
In questa prima fase di Tex
(soprattutto nella primissima) la sospensione dell’incredulità è totale, e il
modello spesso fin troppo chiaro agli occhi di chi avesse dimestichezza con la
letteratura di avventura (ma quanti l’avevano davvero nell’Italia del 1948?).
Così Mah-sai, che si mantiene
bella grazie al sacrificio di giovani vite, è una vera epigona di She o di Antinea;
del “Viaggio al centro della Terra” abbiamo detto; dietro Vindex si nasconde l’ombra
del Dottor Moreau e l’aspetto di Virus; la “Montagna misteriosa” è in un certo
senso figlia delle Miniere di Re Salomone; la Città d’oro deriva dalla passione
di Bonelli per il cappa-e-spada da cui Tex razionalmente poteva essere escluso
(non dimentichiamo che Tex era il “sottoprodotto” realizzato nelle pause di
lavorazione di Occhio Cupo); lo stesso Mefisto è originariamente Mandrake volto
al male e così via.
Se Tex è stato accusato di
misoginia, non dimentichiamo che le donne sono talvolta fatali, e spesso viste
come una minaccia: che siano bellissime come Satania o Mah-sai, o megere come
Zhenda, il profilo di Antinea, delle mille insidiose seduttrici di Dick Tracy o
di Terry e i Pirati è sempre pronto a spuntar fuori da sotto una maschera o
dietro una porta segreta.
Il primo Tex è come un Flash
Gordon su Mongo: ogni avventura può finire in un nuovo ambiente minaccioso e
ignoto, perché il West, per il lettore dell’epoca era già di per sé stesso un
continente, un mondo fantastico, appena noto attraverso i film western che
stavano invadendo la penisola nel Secondo Dopoguerra. Il lettore di Tex, seppure
non ai livelli di quello di Zagor, sa che può aspettarsi letteralmente di tutto:
e Tex, l’eroe dai pugni pesanti come un’incudine e dal grilletto facile e
infallibile, non si scompone davanti al winchester di un killer come davanti a
un dinosauro, passando con leggerezza da una rivolta indiana al salvare il
mondo da Mefisto e dalle gerarchie infernali.
Il tutto nello (ad un certo punto
scomodo) formato a striscia, che ogni 32 strisce imponeva il finale cliffhanger
di un episodio, limitando di fatto l’ampiezza della narrazione… Quando i tempi
cambieranno, e i lettori vorranno di più, più spazi, più intrighi, più
materiale, non basterà neppure il maggior respiro consentito dall’allungamento
degli albi [20]: servirà un nuovo formato, il (futuro) classico mensile da 114
pagine, con storie divise in più albi!
[3] L’orang-outan e la
maschera, ma anche la maledizione dei daiachi che è il leit-motiv
dell’avventura “La voce Misteriosa” (Tex
Gigante nn. 45-46) traggono probabilmente ispirazione dall’atmosfera delle
avventure del mysteriosissimo Phantom di Lee Falck, se pure non
risalgono ai Delitti del Rue Morgue
di E.A. Poe.
[4] Tex Gigante n. 15: si tratta di un tipico esempio di “mondo chiuso”
di tanti romanzi di sword & sorcery.
[5] Tex Gigante n. 26
[6] In effetti le
apparizioni di Mefisto e del suo (indegno) figlio Yama sono state molto rade:
Mefisto è apparso (vivente) in Tex
Gigante nn. 2-3 (ma come semplice illusionista senza veri poteri), 39-40,
78-80 e 93-95; riappare per istruire il figlio Yama (e a sovrintendere ai suoi
rocamboleschi e fallimentari piani di vendetta) nei nn. 125-128, 162-164,
265-268; infine recentemente si è reincarnato e ha affrontato il suo acerrimo
nemico nei nn. 501-504. Insomma appena 8 volte in 50’anni di vita del ranger,
25 albi (non interamente dedicati ad avventure contro di lui) su 508, con
un’assenza di oltre vent’anni prima dell’ultima, tutto sommato deludente,
apparizione!
[7] “Ricordatevi sempre che
Mefisto non può colpirci a distanza e, se dovesse commettere l’errore di
capitare a tiro delle nostre colt, nessuna magia al mondo potrebbe impedirgli
di trasformarsi in cibo per vermi!” dice Tex come epitaffio all’ultima (finora)
apparizione di Mefisto in Tex Gigante
n. 504
[8] Tex Gigante nn. 39-40
[9] Tex Gigante nn. 78-80
[10] Tex Gigante nn. 93-95
[11] Tex Gigante nn. 70-72
[12] Tex Gigante nn. 34-35; la figura di Vindex ricorda anche in alcuni
tratti somatici quella di Virus, il Mago della Foresta Morta di Pedrocchi
e Molino.
[13] Tex Gigante nn. 49-51
[14] Tex Gigante nn. 47-48: questa avventura, come la successiva vicenda
della Città d’Oro citata infra, riprendono l’altro modello di avventura pulp
dell’“isola nel tempo”, ovvero della zona rimasta per qualche arcano motivo nel
passato rispetto ai visitatori.
[15] Questa donna senza
tempo richiama i più letterari antecedenti dell’Ayesha protagonista di She
di Henry Rider Haggard e dell’Antinea de L’Atlantide di Pierre Benoît…
che vengono riportate come “letture che, negli anni giovanili, avevano formato
la sua [scil.: di G.L.Bonelli] immaginazione” in G.Frediani, G.L.Bonelli
– Sotto il segno dell’Avventura, Sergio Bonelli Editore, allegato
all’Almanacco del West 2002
[16] Tex Gigante nn. 43-44
[17] Tex Gigante n. 267 (Tex contro Yama) per cui si veda anche
il paragrafo 4.
[18] Tex Gigante nn. 76-77
[19] Tex Gigante nn. 55-56
[20] Dalla terza sequenza
di storie di Tex Gigante n. 63 (la
prima disegnata da Erio Nicolò, ma completata da Galleppini) si passa a una lunghezza
media di 84 strisce a storia.
PS: le immagini non mi
appartengono e sono per lo più tratte da pubblicazioni della Sergio Bonelli Editore o dal
web.
Sono
qui a corredo dell'articolo di critica e analisi. Questo blog non ha fini di
lucro
Direi che l'ispirazione chiarissima ai "Delitti della Rue Morgue" ed all'"isola delle bestie" (poi del Dott.Moreau) di quelle due avventure è lapalissiana! Entrambi erano stati già pubblicati in Italia a partire dai primi del '900 ed all'epoca erano già notissimi e diffusi.. ;)
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