domenica 19 maggio 2013

Caro agli dei... 5 - Salvo per un pelo!


5. Salvo per un pelo

Di Eurori Malema

“Non è morta! La sua mente sopravvive! Ma…
… è ALTROVE!
Jean è viva, ma NON IN QUESTO CORPO!”
Prof X, da Uncanny X-Men n.282


Il buon Cynicus ci ha spiegato come talvolta la morte di un eroe sia legata alla fine della sua serie editoriale.
Ma, ovviamente, non sempre una serie deve chiudere. Eppure la morte si deve sfruttare lo stesso come spunto narrativo.

La prima ragione è, come abbiamo visto altre volte, il profondo spirito razionalista e veritiero che attraversa il fumetto super: chi fa attività pericolose rischia la vita, è statistica e realtà. E chi siamo noi per negare che fare il supereroe sia un mestiere pericoloso? Cuori (anzi: quori) insensibili? Gente che sospende la sua incredulità fino a negare un rischio di impresa per chi si mette un costume da pipistrello, prende una pipistrel-mobile e lo fa solo per noi?
Se siete gggente così, siete cattivi. Non meritate i supereroi.

E poi c'è la buona abitudine narrativa di donarci storie coinvolgenti. Ancora una volta lo fanno per noi, eh?! Mica per il denaro...
Comunque una buona storia deve tenere il lettore incollato alla sedia (ma anche allo schermo di un tablet). E il segreto per “tenere incollato il lettore alla sedia” è anche quello di fargli chiedere: “Beh, stavolta SuperPostino come se la caverà?”.

Le tecniche sono fondamentalmente due…


Ok, sei vivo, grigio e grosso...

La negazione della morte 1:

La sacra tecnica del Colpo di Striscio

Il Capo su una delle sue macchine
Prendiamo Hulk. Al termine del primo ciclo di storie di Peter David intitolati Ground Zero* Hulk
sembra ucciso da una bomba gamma, al termine di un elaborato piano organizzato dall’arcinemico del Golia Verde chiamato “Il Capo” (quello della macchina con un buco nella gomma).

Niente e nessuno si poteva salvare dalla trappola, eppure… eppure dopo un episodio di elegia del defunto** Hulk riappare più grigio e cattivo che mai a Las Vegas.
La serie tirava, dall’arrivo di Davis: la morte definitiva di Hulk non era qualcosa di COMMERCIALMENTE accettabile. Ma i lettori restarono per un po’ in attesa di sapere COME di era salvato il Golia Grigio (ex-verde).

Ok, per noi sei morto.
Avida, non facciamo scherzi!

I lettori SAPEVANO BENISSIMO che Hulk non poteva essere morto… la morte presunta diventava una negazione della morte, necessaria per ribadire un passaggio necessario per sviluppare il personaggio verso nuove direzioni. E la curiosità sul “come diavolo si è salvato” (e anche: ma Joe Fixit è DAVVERO il nostro vecchio Hulk?) ha dato una mano ad accettare i cambiamenti.

Ma questo è solo un episodio significativo: quanti finali cliffhanger vedono le classiche battute “O mio dio! Super XY non respira… è MORTO!” e sotto la didascalia “… next?”. Beh, state sicuri che il “next”, la prossima puntata, c’è di sicuro.




La negazione della morte è uno dei meccanismi più diffusi nel mondo della letteratura e del cinema, figurarsi nei fumetti! Se Frodo deve sembrare morto per una sequenza de “La compagnia dell’Anello”, ciò è dovuto alla funzione catartica (purificatrice) della negazione della morte: insomma, ci “sentiamo meglio” quando il dispiacere che proviamo per la scomparsa di un “caro” si rivela superfluo. Anche se il “caro (non) estinto” in questo caso è solo di un personaggio cui ci siamo affezionati.
Non piangere, baby, il tuo uomo è tornato vivo dalla guerra.
Kit Carson in uno dei suoi classici travestimenti


È il classico “colpo di striscio alla tempia” visto centinaia di volte in Tex: fuoco incrociato, Tex stramazza a terra, colpito in semioscurità, Carson urla: “Maledetti! Hanno ucciso Tex!” (ma non Kenny ). Ma poi il vecchio cammello si china, esamina il presunto cadavere, sbuffa e dice: “Satanasso fortunato! Il proiettile ti ha solo sbucciato la tempia!”.



Beh, tu NON puoi morire
È il principio dello scherzo, che apprendono presto anche i bambini, trovandolo piacevole: la sensazione di sofferenza che si prova viene ampiamente compensata dal piacere di scoprire che potremo godere ancora della presenza di un amico, che un fiasco che non è tale, che la nostra bambola preferita è ancora lì e non è stata regalata in beneficenza a degli sconosciuti che non l’ameranno mai come l’abbiamo amata noi.


Quando si cresce, magari prevale il fastidio per le energie nervose ed emozionali perse in un “inutile” dispiacere, ma per “gli adolescenti (o i mentalmente adolescenti) che leggono fumetti” la sensazione più rilevante è il sollievo (Super Pinco non è morto!) unita anche, perché no?, alla curiosità di sapere: “Beh, ora come se l’è cavata?”

E, giusto per ribadire la tesi di fondo di questo delirante articolo, cosa c’è di meglio della curiosità mista alla voglia di essere sollevati da un dolore, per spingerci a comprare l’albo un mese dopo?

Sono viva, se non ti dispiace troppo...

La negazione della morte 2:

La resurrezione obbligatoria

(Come una Fenice dalle ceneri)

«A volte pare che nel paradiso dei mutanti non ci siano cancelli ma porte girevoli» ebbe a dire Charles Xàvier al termine della Muir Island Saga*** che segnò la nascita di un gruppo di X-Men formato maxi: vecchi e nuovi X-Men riuniti non più solo per il classico cross-over mutante dell’estate, ma per formare finalmente un’unica entità. Opportunità persa anni prima dopo che le liti alla fine della Seconda genesi§ avevano portato all’uscita del nucleo storico.

La situazione? Isola Muir mezzo distrutta dallo scontro tra uomini X e Re delle Ombre (classica frase: “Si riconoscono gli X-Men da dove sono passati”). Morti di qua e morti di là (anzi: morto praticamente nessuno, se non, apparentemente, il Re delle Ombre stesso). Il figlio di Xàvier lobotomizzato (ma tornerà da questa pseudo-morte, in tempo per scatenare l’Era di Apocalisse).

I Mutanti di Claremont (sì, vabbè, stavano diventando i mutanti di Nicieza\Lobdell\David) avevano fatto il loro colpo più grande: un sacco di casino per nulla, visto che alla fine invece che diminuire di numero, si trovavano in un’unica squadra più numerosa di prima.
Peter David, che stava esordendo sulle pagine di X-Factor, trovandosi a gestire una squadra delirante (detto in senso positivo) e slegata dai “big” intoccabili, rivelava il segreto di Pulcinella.

I Supereroi a volte muoiono davvero. A volte la morte non si può negare con un semplice: “Uff, era solo un colpo di striscio!”. Si muore e basta. Si muore davvero. Si è seppelliti, cadaveri, massa di proteine che diventano cadaverina e putrescina. Statte muort’ e nun mi scassar ‘o ***BIIIP***!

Di solito succede ai membri di un supergruppo, così gli altri membri del gruppo si straziano, soffrono, piangono…§§, ma può accadere anche a Superman (nella “Saga della Morte di Superman”§§§), e sono gli amici dell’eroe a straziarsi, a soffrire, a piangere…
La tomba vuota, e non è quella di Dracula!

In ogni caso alla fin fine LA TOMBA È VUOTA! Appare un CLONE! Anzi no: ERA MORTO UN CLONE! O un MUTAFORMA aveva preso il posto dell’eroe! Oppure TORNIAMO INDIETRO NEL TEMPO! O viaggiamo IN UN’ALTRA DIMENSIONE! E se proprio deve morire, lo faremo resuscitare momentaneamente per farla davvero finita con l’arcinemico, come avvenne tra Adam Warlock e Thanos… per lo meno la prima volta^.


Insomma: se si muore davvero, la “sacra tecnica del colpo di striscio” si evolve, e il modo di far resuscitare un eroe si trova sempre.
Insomma: la morte è solo un momento (più o meno lungo) per lasciare il mondo di carta a riflettere su quanto era bello, buono e gentile, su quanto avesse condizionato l’esistenza degli altri, l’eroe defunto.
Un'apostrofo viola tra le parole “Mo' torno”.




* In Italia su Fantastici Quattro ed. Star nn. 44-68; il titolo della serie, ovviamente, non ha nulla a che fare con i successivi eventi dell’11 settembre 2000, ma si riferisce al punto di impatto di una testata nucleare… e visto l’esito della saga, il titolo era assai appropriato!
**The Incrediblile Hulk n. 346 in Italia su Fantastici Quattro Star n. 68
***In Italia X-men speciale Estate – Il re delle Ombre
§ Giant Size X-Men 1.
§§ Vedi il già citato episodio “Elegia” in The Uncanny X-Men n. 138
§§§ “Il Classici del Fumetto di Repubblica – Serie Oro” n. 5
^ Marvel Two-in-one Annual 2. Adam Warlock tornò in seguito, quando riapparve Thanos, a quasi quindici anni dalla sua “morte-e-resurrezione-e-rimorte DEFINITIVA”…

giovedì 16 maggio 2013

Conversando di fumetti - L'Amleto di de Luca


Questa è una delle più belle vignette del fumetto mondiale.


Immodestamente,QUI un mio articolo su di lei e sul suo autore: il grandissimo Gianni de Luca.


Seguite tutta la settimana dedicata a De Luca in Conversazioni Sul Fumetto: non ve ne pentirete!
(e seguite comunque Conversazioni sul Fumetto, il più bel blog di approfondimento e critica del fumetto in Italia!)

PS: l'immagine non è di mia proprietà, ed è qui solo per scopi di recensione e critica

venerdì 19 aprile 2013

Caro agli dei... 4 - Giudice, Giuria e Boia


Prosegue la nostra disanima sulla morte e i supereroi, destinata a un Clark's Bar Epitaph di anni fa! 


4. Giudice, giuria e boia

(Quando i Supereroi uccidono)

Di DJ Azz



Cinque miliardi di uomini e miliardi di forme di  vita hanno trovato una fine orribile a causa di questi cosiddetti Kryptoniani.

È tempo che Zod e i suoi macellai PAGHINO per ciò che hanno fatto!

Superman, da The adventures of Superman n. 444



Cos’è la morte, se non un apostrofo nero tra le parole “nun te regge cch’iù?”


Cos’è la morte, se i super non la infliggono qualche volta a qualcuno in qualche modo per una qualche causa? 


No, non stiamo parlando del danno collaterale (di quello ne parla un altro articolo), del laser impazzito, del “AZZ! Non mi sono reso conto che i miei raggi XYZ lo avrebbero potuto uccidere perché soffriva di cimurro galadoriano!”.



No, parliamo di quelle belle morti vere, quelle volute dai supereroi. Quando decidono di fare i giudici. O finalmente, semplicemente, svelano il loro lato bestiale.


E che? Guardate che si tratta solo di uomini (so vabbè, anche di qualche alieno), stressantissimi, impegnati più a tenere a bada i propri istintivi superpoteri che a sconfiggere i cattivi… ovvero, come ci rivela Frank Miller: chi si mette una calzamaglia per combattere o compiere il crimine è uno psicopatico, quindi fare il bene o il male è una pura casualità!*

Insomma: cosa pretendiamo? Che si reprimano sempre? Che non facciano ciò che possono? Che non esprimano mai tutte le loro potenzialità? Che il portare una tutina aderente su cui si sprecano le battutine non abbia conseguenze sulla loro psiche?


Tutti nel mondo dobbiamo dare il nostro meglio sfruttando le nostre capacità, ma ciò ovviamente non vale per uno Scott Summers qualunque (“I miei raggi… il mio potere è la mia maledizione! Se non mi controllo potrei distruggere tutti!”) o un Capitan Marvel (che, se avesse usato la sua Coscienza Cosmica avrebbe fatto il Guardone come Uatu o almeno avrebbe potuto scroccare le partite via cavo senza pagare!).

Insomma: da grandi poteri derivano grandi responsabilità… e ‘sta cippa! Basta!

Pensate a Hulk, che non può amoreggiare con Betty (è ancora viva? È di nuovo morta?) perché si ecciterebbe ed eccitandosi diventa un gigante verde (anche se ripensandoci forse questo incremento di dimensioni e di muscoli a Betty non è mai dispiaciuto…).

No, occorrerebbe fare come il Dr. Manhattan: si tromba con Laurie e contemporaneamente si fa qualcosa di più divertente. Se stupidi umani non capiscono, Hulk distruggerà stupidi umani: molto più logico.


Insomma: non ci si può reprimere sempre.

I cattivi uccidono, se la spassano cercano (soprattutto) di fare fuori te, la tua famiglia, il mondo, i criceti e i lemming e tu cosa fai? Li devi rendere sconfiggere senza fargli troppo male, li devi rinchiudere in una prigione da cui uno sceneggiatore di terza categoria li farà evadere etc. etc.


A volte penso che se i supereroi fossero veri e agissero come nei fumetti, la vera ragione per cui lasciano vivi i loro avversari è solo perché così danno un senso a sé stessi. «Alfred, cosa ho in agenda, domani?» «Signor Bruce, secondo le statistiche, probabilmente il Joker fuggirà da Arkham, si ritiene che stavolta ucciderà non meno di trenta persone.» «Terribile, terribile… devo fare qualcosa… ma non posso diventare come lui…». E spezzagli le dita! Almeno non maneggerà più quel rossetto assassino!


Comunque: a volte il supereroe non ce la fa più. Quando il supercattivo oltrepassa i limiti (cioè non si limita ad ucciderti mamma, figlio e fidanzata, perché quello è un fatto privato, e i supereroi non sono autorizzati a fare vendette private!), che so: sterminando le galassie (e i lemming)… quando il supercattivo oltrepassa davvero i limiti, allora l’eroe ha di fronte la scelta: «Stavolta lo ammazzo o no?».

E qualche volta lo fa davvero, non si ferma al solito: «No, non farlo! Poi diventeresti come lui!» detto dal bambino sfigato **

(Il video dimostra che anche in Giappone si sono posti il problema)



Così il super alla fine schiaccia il bottone (o la testina del cattivo) e puf! Morto il cattivo fino alla prossima geniale trovata per farlo resuscitare (anche se un altro può prendere nome e ruolo del cattivo più facilmente di quanto non accada per un super).

Già, ma poi devi convivere con quello che hai fatto… per almeno due mesi, che dopo c’è il cross-over, e il cross-over col cavolo che ha il tempo per la psicologia!


Quando John Byrne (sempre lui!) si decise a mettere alle strette Superman nella “Saga di Supergirl”, la situazione era davvero estrema: un intero mondo (“parallelo”) distrutto dal generale Zod e dai suoi scagnozzi, Superman ultimo rimasto e con la mortale (per gli altri) Kryptonite Verde, i tre bastardoni che lo prendono in giro sull’utilità del carcere a vita immortale nella Zona Fantasma promettendo di venirlo a cercare…

Alla fine Supes scoppia e li fa fuori. Giudice, giuria, e boia***.

Sul momento non è che si pente al volo, ma il mese dopo lo troviamo chiuso in casa Kent, accudito da Ma’ e Pa’, in una stanza semibuia a farsi le seghe mentali: «Oddio ho ucciso! Oddio sono come loro! Oddio di qua e oddio di la! Oddio come si chiama il dio dei Krypotoniani? Non Krypto, quello è il mio supercane…».


Ora: è giusto che Supes si penta del suo gesto. In fondo è un campione della vita, no? O quello era il Beyonder della Marvel…? Va beh, lasciamo perdere. Comunque far fuori qualcuno non è una cosa così liscia, soprattutto se questo era l’elemento distintivo tra te e il male.


Come risolve John Byrne questo struggimento così poco profondo? Ma facendo spuntar fuori Braniac! Non quello metallico e computerico, ma l’alieno. Bello scontro, poteri mentali contro pura energia, e il perfido Braniac che scopre una forza di volontà sconosciuta in Kal El: «Cominci a capire che forza occorre per dominare il LATO CATTIVO di un superuomo?».


Conclusione? Che Superman batte Brainiac e, pur potendolo uccidere, alla fine non lo fa… è tornato il solito buono****. E così per tutti gli altri eroi eccetto naturalmente il Punitore: lui di essere una giuria clemente non ne ha proprio intenzione… anche perchè lui non ha super poteri da controllare: è un semplice umano, e i semplici umani ammazzano!*****


Concludendo: quando un super provoca volontariamente la morte, gli autori hanno bisogno solo di una scusa per rilanciare le sue motivazioni profonde. E magari ci aggiungono che il superTizio “non dimenticherà mai quel volto e la sua colpa… ma con quella colpa dovrà convivere. (a capo, grassetto) Per tutta la vita”.


Tanto (repetita iuvant) due mesi dopo c’è il cross-over, e non è che possiamo perdere troppo tempo in psicologia: dobbiamo pestare duro, perché gli alieni e/o i supercattivi coalizzati sono cattivi senza alcun dubbio!

(PS: lo so che l'immagine iniziale non c'entra nulla con il super che uccide... diciamo che, calicisticamente, Spidey ha fatto un velo che si è rivelato un assist)
* Vedi la strana categoria degli sfregiati: il procuratore Harvey Dent diventa Due Facce, un poliziotto diventa Darkman.

** Ma gli sceneggiatori conoscono davvero i bambini? Guardate che il loro senso di giustizia è assai vicino alla Legge del Taglione…

***Superman n.22

**** The adventures of Superman n. 445

***** sì, lo so, anche Lobo. Ma lui è uno czarniano, in fondo!


PS: immagini e video non sono miei! Questo blog non ha fini di lucro!

venerdì 29 marzo 2013

Conversando sul Fumetto - Ritorno a Berlino


QUI trovate la mia recensione a "Ritorno a Berlino" una delle Storie Bonelli scritta da quel grande che è stato Paolo Morales.

Ovviamente Conversazioni sul Fumetto dimostra ancora una volta un ottimo gusto nello scegliere me come collaboratore! (quale è l'emoticon per indicare l'autoironia???)

domenica 24 marzo 2013

Caro agli dei... - 3. Quando muoiono gli altri


Continuano i miei deliri sull'uso della morte nel fumetto supereroistico anni 80-90 iniziato QUI e proseguito QUI e QUI

3. Quando muoiono gli altri

di N. Epas De Ranger La Pelouse

A. Dio, come soffro! - ovvero: Gli eroi e la morte degli altri eroi

Vogliamo essere cattivi?
Il classico eroe decerebrato, dopo aver sofferto per anni cercando di salvare il mondo (meglio se incompreso, perseguitato e, perché no?, sfigato con le donne/uomini a causa del suo ruolo di salvatore dell’Universo) non ha più nulla da dire.
OK, minaccia di Galactus… fatta! Uhm… Sentinelle? Anche quest’anno? Destino? Risulta morto, e ci serve per il cross-over tra tre mesi, non possiamo usarlo ora, o sputtaniamo tutto! Luthor presidente? Un altro mandato? E che è, meglio di Obama?
“No, signori, basta così! – tuona l’editor in chief – Troppe minacce cosmiche stanno estraniando il nostro eroe dal suo pubblico-tipo! Calano le vendite!”

Che fare?

Ancora una volta far morire l’eroe?
Mancano idee su come recuperarlo, poi… e a questo punto non ci crede più nessuno…

No, facciamogli morire la spalla storica! O meglio ancora: il classico ragazzo che l’eroe non conosce, ma con cui si può identificare il lettore medio. O meglio di più ancora (perdonami, lingua italiana): gli facciamo fare un figlio o facciamo sposare l’eroe e poi facciamo morire lo sposo / sposa / figlio / figlia!

C’è sempre l’illuso che a questo punto propone di far morire Zia May, ma non ci riesce. La diabolica vecchia, beh, sì, una volta è pure morta, ma poi ce la hanno ripiazzata lì senza tante spiegazioni, e poi con il film, le attese dei fans, i lettori senescenti che si identificano… (*)
Vabbè, vai con il morto.

Le prime opzioni che si presentano sono: morte di un eroe o morte di un non-eroe?

Scegliamo la prima opzione (muore un eroe) e vediamo.
Innanzitutto chi muore deve essere inutile, obsoleto, o semplicemente quello più sacrificabile, perché tanto, in realtà, nessun lettore si è affezionato/identificato in lui.
Oppure la morte è una falsa morte.
Lasciamo da parte la morte di Robin II/Jason Todd, decisa grazie all’odio dei lettori, che in un sondaggio votarono in massa per la sua eliminazione... E vediamo ad esempio il nostro universo X, così ricco di morti, resurrezioni e miracoli dimensionali vari.

Si è sempre detto che Chris Claremont, colui che portò i Nuovi X-Men da gruppo di mutanti improbabili a successo commerciale tuttora duraturo, ha fatto largo uso/abuso della morte dei membri del gruppo. Lo scrittore nella sua prima, lunghissima, epica run, ha saputo alternare le sue “vittime”, alternando abilmente tra morti di personaggi sacrificabili (Thunderbird I, addirittura nella prima uscita “ufficiale” del nuovo gruppo (**) ), morti di personaggi di ben diverso livello (Jean Grey (***) e poi Fenice (****), e addirittura TUTTI gli X-Men al termine del cross-over “La Caduta dei Mutanti”… anche se questo è avvenuto solo per poche pagine (§); ma l’inizio delle morti-dei-mutanti-importanti-che-poi-riappaiono era stata introdotta nella serie da Roy Thomas, nelle vecchie avventure del gruppo.

La serie non era mai stata una di quelle di punta, anche per il fatto che i “vecchi X-Men” sembravano troppo legati al loro mentore Charles Xàvier, quasi castrati nello sviluppo della loro maturità come supereroi e come uomini dall’ingombrante presenza del “pelatone”.
Così Thomas, per far evolvere e crescere Ciclope e compagni, prima fece rapire il Prof X dal misterioso Fattore 3 (§§), poi lo fece uccidere dal mutante Grottesco (§§§). Così i pupilli dovettero cavarsela da soli… finché la minaccia degli alieni Z-nox fece rispuntare fuori il Prof X che NON ERA MORTO… ma era stato sostituito dal mutaforma Changeling (moribondo desideroso di riscatto) (§§§§).
La morte (e il ritorno dalla morte) come una costante, dunque.

Ma di ritorni dalla morte sono zeppe le storie dei supergruppi: in effetti è più facile far morire il membro di un gruppo e farlo tornare dopo anni, che, ovviamente, uccidere e poi ripescare nella stessa serie il protagonista (#).
La morte di un componente dei supergruppi (o di una spalla super) si sviluppa sostanzialmente su due forme:
  1. La sindrome delle Termopili o del “Vi copro io!” (o, americanamente parlando, sindrome di Alamo): il morituro/i morituri si sacrifica/si sacrificano per dare il tempo agli altri di riorganizzarsi o di compiere la missione. Un esempio di questo si può trovare nell’avventura di Thor nello Hel,
    in cui l’Esecutore trova la gloriosa (e cercata) morte (##).
  2. La sindrome di Beowulf: l’eroe muore nell’adempimento del proprio dovere, come sacrificio estremo. Un esempio lo possiamo vedere nella saga della Morte di Superman.
Sia come sia, alla fine tornò Superman, tornò l’Esecutore…
Come sempre, nel magico mondo dei fumetti supereroistici, tornano tutti.

Ah!, c’è pure la sindrome di Achille e Patroclo, ovvero: l'eroe è in dubbio, muore l’amico e il super capisce che il suo ruolo è non arrendersi e lottare ancora.
Ma questa formula si attaglia meglio alla morte dei danni collaterali, degli innocenti che, nel corso della lunga carriera di distruzioni e pericoli che il super si porta dietro nei suoi scontri, qualche volta ci rimangono secchi.

B. Danni collaterali – ovvero: Gli eroi e quelli che gli muoiono intorno

Se l’eroe ha avuto il buon gusto di non circondarsi di altri psicopatici simili a lui, non per questo la morte non gli aleggia (con il suo alito ricco di cadaverina e putrescina, direi) attorno.
Quello che l’eroe ha sempre temuto per la sua ragazza (“No, MJ, pur essendo un sano maschio americano e pur avendo una grandissima voglia da vent’anni editoriali di entrarti nelle mutande, non posso farlo perché se i miei supernemici scoprissero la mia identità tu saresti in pericolo!” (###) ) prima o poi si verifica per carenza di idee; oppure si opta per la morte più innocua dell’ammiratore lontano (= sfigato ragazzino che legge i fumetti e che, ahilui!, MJ non se la tromberà mai).

Questo permette:
  1. di scrivere almeno un episodio sulla morte di ragazza / figlio / ammiratore (o più di uno se vuoi proprio far capire che è carne morta prima ancora che lo sia)
  2. di scrivere almeno un episodio in cui l’eroe si strugge per il morto, per non esser stato presente, per non averlo capito etc. etc. etc. (la lunghezza varia a seconda del legame tra morto ed eroe sopravvissuto).

Indubbi vantaggi in attesa del cross-over estivo; anche perché lo “spettro del fallimento” potrà sempre tornare sotto forma di persona somigliante, di nuova morte somigliante o di lagna sul “quanto ti ho pianto” quando la solita clonazione fa tornare la ragazza/figlio (l’ammiratore non torna mai, sacrificato sull’altare del consumo veloce). Insomma, ancora una volta la morte come meccanismo narrativo.

E subito sorge il dubbio narrativo: il “danno collaterale” è in effetti casuale o no? Ovvero: l’eroe conosce la vittima?

Prendiamo un esempio del primo e del secondo caso: per il primo possiamo prendere l’albo “Eroe!” da “I Fantastici Quattro” di John Byrne ((####); per il secondo la morte di Karen Page nella mini-nella-serie “Guardian Devil” di Kevin Smith (^)… giusto per non citare lo stratrito senso di colpa di Spider post morte di Gwen Stacy.

Nel primo caso tutto parte fin dalla copertina (dialogata) in cui Johnny Storm proclama perentorio: “Sono finito! Non posso più essere la Torcia Umana!” e già ci viene il dubbio che abbia perso per la 343° volta i suoi poteri; con più attenzione vediamo per terra un giornale con la scritta “Giovane fan ustionato a morte. ‘È colpa mia’ dice la torcia!”, e qui ci rassicuriamo: è il solito fan ucciso… ma come? Sarà stata la Torcia a colpirlo per errore durante il solito scontro con il solito Uomo-Talpa in un negozio di ottica? Oppure…

Beh, con quest'albo siamo nella casistica dell’‘oppure’. Come in un libro-gioco, se siete interessati ai “Danni Collaterali sconosciuti”, continuate a seguirci, se no saltate alla prossima sezione.
Nella storia, lo scopriamo da pagina 2, abbiamo il povero ragazzino sfigato che vorrebbe essere la Torcia Umana; perché Johnny Storm è figo, guida le macchine, ciula alla grande, va nello spazio ed è amato da tutti perché ha superpoteri; ah!, in più è anche bello e biondo.
Ovviamente il ragazzo (Tommy Hanson, ma potrebbe essere anche anonimo, per quel che conta) è sfigato, bruttino (e bruno), grassottello, asociale e trattato male dai suoi compagni; non ha i brufoli solo per decenza di pubblicazione (ma a 13 anni, giusto per calcare sull’acceleratore del patetico Byrne poteva anche metterglieli).
Insomma: entusiasta per l’eroe, il ragazzo si cosparge di benzina e si dà fuoco. Una tragedia.
Invece del solito pistolotto “Ragazzi, ricordatevi che Superman vola alla faccia della fisica (anche di quella quantistica), voi no, quindi non provate a lanciarvi dalla finestra” l’episodio è l’occasione per far vedere quanto è figo Johnny Storm, per farci capire che oltre che biondo, bello, ciulatore etc., è anche sensibbbbbile. Johnny deve “affrontare il senso di responsabilità che deriva dall’essere un eroe pubblico”, come saggiamente suggeriva il Lupoi nella note di apertura, in una storia che, a detta del sommo introduttore, era “l’amara riflessione su quello che può divenire il ‘fanatismo’ nei confronti di un divo dell’attualità e dello spettacolo”.

Uau, presupposti profondi… tant’è che finisce con la Torcia a svolazzare nel cielo e soprattutto… “Prossimo numero: gli Skrull! I Vedicatori! Non perdete… Chiamata dalle stelle!”.
Ma insomma! È morto “Tommy Hanson… era un mio ammiratore… forse il più grande che abbia avuto…”!
Vabbè, in tre pagine dobbiamo risolverla, perché nel prossimo numero dobbiamo picchiare!

Caso due: i danni collaterali se la sono andata a cercare. Perché se non capisci che chi frequenti sarà anche super ma porta sfiga, allora la morte un po' te la meriti.
Insomma: che accade quando muoiono i cari dei nostri super? Quando l’essere un supereroe coinvolge persone vicine che supereroi non sono? No, zia May no! Ma altri sì!

Come detto, prendiamo ad esempio il ciclo “Guardian Devil” di Kevin Smith. Qui Bullseye, che è banale come il male nello scegliere le sue vittime tra le donne legate al suo supernemico, uccide Karen Page, l’amante di Matt Murdock. Karen che sapeva benissimo di essere anche l'amante\amata di Devil, se vogliamo essere precisi, visto che il fatto che Karen sappia la doppia identità di Matt è lo spunto per la meravigliosa saga “Born Again”.
Il tutto per dare il tocco in più a un piano che porti Devil a uccidere Mysterio, che sa che morirà, ma preferisce “farsi suicidare” da un eroe.

Lasciamo perdere per il momento il fatto che la morte di Karen (non Berger) assomiglia un po’ tanto alla morte di Elektra (^^), e che tra le donne attorno al supereroe più sfigato della Marvel (l’uomo cresciuto senza madre, rimasto senza padre, senza lavoro, senza casa etc. etc.) ha fatto una brutta fine anche Heather Glenn (Typhoid Mary era già psicopatica di suo), e vediamo cosa accade.

Allora: c’è un fesso di serie B che sta morendo (Mysterio), e che decide di andarsene col botto facendosi uccidere da un supereroe di serie B (parole di Mysterio, non mie!).
Come causare l’ira del Diavolo Rosso? Beh, intanto lo si fa impazzire con una psicotrama demenziale su una bambina forse figlia del Diavolo (quello vero), a base di droghe leggere o pesanti e altre cretinate. Poi, come tocco finale, si paga Bullseye per uccidere Karen. Oh!, intendiamoci, Bullseye ha ucciso anche Elektra (che poi, come detto, verrà resuscitata… secondo una solita tecnica Marvel), e quindi è recidivo. Ma Murdock non riesce proprio a farlo fuori, per una ragione o per l’altra.

Comunque: Karen è morta, e Daredevil dovrebbe dare di matto. Cosa fa? Tace al funerale, si chiude in sé stesso e poi svolazza sui tetti; parla con l’Uomo Ragno, gli dice due-fesserie-due sul ruolo dei super: “La conclusione a cui sono giunto dopo anni di questa vita è che non ci sono innocenti. Tutti sono colpevoli. Anche noi. Specialmente noi… Perché per tutto il bene che cerchiamo di fare, non riusciamo ad arginare il torrente di male e ingiustizia che minaccia di farci affogare ogni giorno. Siamo colpevoli di essere dei rimedi inadeguati… […] no, Peter, non ci sono innocenti. Anche le persone che tu amavi e che hai perduto e la stessa Karen sono colpevoli. Sono colpevoli di essere morte e di averci lasciato in questo abisso di solitudine e infelicità”.
"Il torrente di male e ingiustizia"? "Tutti colpevoli"? Ma per favore!
E infatti basta solo che l’UR scopra che la bimba da salvare è salva (scusate il gioco di parole: ma si tratta di una bimba non in pericolo se non fosse stato per il delirante tentativo di suicidio di Mysterio), e così il duo non dinamico decide di chiamarla come la defunta Karen. 
Devil a questo punto pensa che la sua cecità sia alla fin fine un colpo di culo, quindi non crede che certe cose possano portare sfiga, poi raccoglie l’eredità (una grossa eredità!) di Karen, recupera la casa, riprende a fare l’avvocato… insomma: la morte di Karen in 10 pagine è il miglior affare della sua vita da quando ha perso la vista guadagnando i sensi radar (altrimenti col cavolo che avrebbe avuto storie con la Vedova Nera!).

E via verso altre mirabolanti avventure (e donne da far fuori).

PS: psicopiano delirante, motivazioni deliranti, dialoghi senza gran senso a meno di non perdere del tutto l'incredulità, psicologie da porte girevoli... dear Kevin (Smith), era meglio se continavi a fare film!



* In realtà la Zia May (zia dell’Uomo Ragno, per i due che non lo sapessero) è la mamma del Presidente della Marvel, di QUALSIASI presidente, a prescindere dal fatto che l'azienda sia stata venduta più volte. Solo così si può spiegare la sua sopravvivenza nonostante le vendette trasversali, vari interventi al cuore malandato e l’incredibile capacità di sopportazione dell’eroico nipote alla sua pallosaggine. Quando zia May sembra morire, questo non è mai per sempre: ciò dimostra zia May è più forte di Chtulhu.
** The X-Men n. 95
*** The X-Men n. 100
**** The Uncanny X-Men n. 137
§ In Italia Gli Incredibili X-Men ed. Star n. 29
§§ The X-Men nn. 33-39
§§§ The X-Men n. 42
§§§§ The X-Men n. 65
# Una delle cause che portarono al primo addio di Chris Claremont agli X-Men, pare fosse proprio il fatto che lo scrittore voleva creare una trama a lunga scadenza in cui Wolverine sarebbe stato ucciso e poi resuscitato dai killer della Mano (come Elektra) per diventare il loro malvagio capo; ma se ciò sarebbe stato ben tollerabile nelle serie degli X-Men, avrebbe creato non pochi problemi in quella intitolata al mutante canadese… e così gli si disse di no, e la serie più dominante degli '80-'90 (Batman permettendo) perse il suo timoniere.
## The Mighty Thor n. 362
### Il che dimostra che Peter Parker vuol più bene a MJ che a Zia May: mica cerca di litigare con l’antipatica vecchia o di farsi adottare da altri o di farsi diseredare per proteggerla! MJ va protetta con la lontananza, la vecchia rincoglionita (forse perché rincoglionita) è sacrificabile. Vedi la saga “Soltanto un altro giorno”, in cui Spidey butta al cesso il suo matrimonio e il suo rapporto com la moglie per salvare la vecchiaccia.
#### Fantastic Four n. 285, in Italia Fantastici Quattro ed. Star Comics n. 59.
^ Daredevil vol. II nn. 1-8, in Italia Cavalieri Marvel – Devil & Hulk nn. 62-69.
^^ che, come sanno tutti, Lives Again e fa miniserie, in onore all'immortalità dei super o assimilati.
^^^Daredevil Vol. II n. 8

PS: le immagini non sono mie! Questo blog non è a fini di lucro!